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incesto


La mia prima volta con zia Rita

           di nik49

 Scritto il 06.04.2011    |    Letture: 64.929  |    Votazione 8.5:

"Ma io non potei fare a meno di sentirli..."
Avevo vent’anni e frequentavo l’università con discreti risultati, ma continuavo a dimagrire. Mia madre preoccupata mi costrinse a tagliare un po’ con l’università e andare in campagna da sua sorella cinquantacinquenne che assieme al marito gestiva una fattoria. Mia madre non aveva capito che dimagrivo a causa delle molteplici seghe che mi sparavo guardando giornali adatti allo scopo. Ero timido e non avevo ancora una ragazza, quindi tranne qualche bacio fugace non avevo mai preso una donna. Partii a malincuore portandomi, ben nascoste in valigia, alcune riviste porno. Treno, corriera e vecchia ape con la quale lo zio venne a prendermi alla fermata. Giunsi all’ora di cena e fui inebriato dagli odori dei manicaretti che la zia stava preparando.
Da giovane la zia doveva essere stata una bella rossa formosa, lo rivelavano le lentiggini di cui erano ricoperte le braccia e il viso.
Mi abbracciò e fui accolto dalle sue enormi tette che a casa, solitamente, lasciava libere sotto un camicione sempre pulitissimo. La morbidezza di quelle mammelle e il profumo di marsiglia che emanava dal corpo della zia mi fecero uno strano effetto: percepii il movimento spontaneo e non richiesto del mio membro. Mai prima di allora la zia mi aveva fatto quell’effetto. Lo zio mi fece accomodare e cominciò a versarmi del vino che dovetti accettare anche se lo sorseggiavo molto lentamente per evitare che lo zio riempisse di nuovo il bicchiere.
Lui invece cominciò a tracannare ed era già brillo prima di iniziare a mangiare. Io ero piuttosto interessato al culo ondeggiante della zia che sfaccendava ai fornelli. Compresi allora fino in fondo quello che avevo letto sui libri: donna giunonica. Si, la zia era veramente una donna giunonica, una vera “callipigia”. Lo zio mangiò in fretta, era stanco, diceva, e volle che la zia lo seguisse in camera da letto per sistemargli non so che. Era diventato volgare:
-Sbrigati, zoccola, che ho fretta.
– Vai, sto arrivando.
Lo seguì, ma mi fece cenno di aspettare. Chiusero la stanza da letto. Ma io non potei fare a meno di sentirli.
–Dai troia, ho fretta di dormire, fammi un pompino. La zia non fiatò, ma poco dopo sentii distintamente lo sciacquettio della sua bocca sul cazzo dello zio che emetteva strani grugniti. Durò poco poi un grido finale e uno
”sborro!”. Poi più nulla.
Tentavo di mangiare la frutta, ma mi andava di traverso. Trascorsero dieci minuti, poi la porta si aprì e la zia apparve, rossa in viso, con il camicione bianco spiegazzato. Mi fece segno di star zitto e andò in bagno. Sentii che si lavava i denti. Rinfrescata e profumata rientrò e mi fece sedere sul divano a due posti di fronte al televisore, mi preparò un limoncello fatto da lei e si sedette accanto a me.
- Vai a metterti comodo e poi parliamo un po’. Andai in bagno, mi rinfrescai, feci il bidè e tornai in pigiama, mi sedetti accanto alla zia che faceva zepping. Il divano era piccolo e la mia coscia aderiva al coscione della zia.
- Hai visto come mi tratta quel porco.
–Si zia, e poi anche le parolacce.
– Quelle le accetterei pure, in alcuni momenti potrebbero anche essere eccitanti, ma lui è un egoista, pensa al suo piacere e si mette a dormire. Avevo pietà per la zia, ma al tempo stesso mi sentivo eccitato, oltre che orgoglioso perché confidava a me i suoi tormenti.
Vinsi la mia timidezza e chiesi:
–Zia non ti fa schifo prenderlo in bocca.
– Adesso si, ma un tempo no, era più gentile e lavava sempre il cazzo prima di venire a letto. La zia spinse un braccio attorno alla mia spalla. -Posso stare un po’ così, ho voglia di coccole.
–Certo, fai pure, le coccole piacciono anche a me. La sua mano era sul mio petto, si era intrufolata dal collo del pigiama e mi graffiava come per togliermi un prurito, il mio viso era poggiato sul suo seno sinistro spinto verso di me, mentre vedevo il grosso capezzolo del seno destro bucare il camicione. Il mio cazzo non tardò a reagire facendo evidenziare un grosso gonfiore .
– Come è bella la giovinezza -disse zia- anche due vecchie tette producono un bell’effetto. Poggiò la mano destra sulle mie ginocchia e risalì lungo la coscia fino a raggiungere il cazzo che scoppiava, cominciò a palparlo, mentre io cominciai ad ondeggiare il bacino in avanti per l’eccitazione.
–Zia, ti prego, se lo zio si sveglia...
–Stai tranquillo dopo un pompino non lo svegliano neanche le bombe.
La sua mano raggiunse il bordo del pantalone, dello slip, tirò fuori il mio cazzo svettante.
–Questo si che è una leccornia. Come è sodo, bello, superbo.
Io tremavo, mentre la sua mano andava su e giù in una estenuante, tenera carezza, andava in cerca delle palle, le palpava per poi ritornare sull’asta fremente. Abbassò la testa e la sua lingua cominciò a percorrere il cazzo dalla punta alla base fino a quando, con ingordigia, lo ingoiò e iniziò a succhiare come una forsennata. La base del cazzo chiusa dalle labbra, tutta la lunghezza dentro la bocca succhiante, la lingua che roteava attorno al glande…come facesse non riuscivo a capire…fatto sta che mi faceva impazzire. All’improvviso si staccò, mi prese per mano e mi condusse nella mia camera. Mi spogliò completamente, si sfilò il camicione e si manifestò in tutta la sua giunonica bellezza. Le tette erano grossi globi di latte, un po’ cadenti, il ventre bianco senza smagliature, i fianchi larghi, lo cosce due colonne doriche. Si buttò sul letto trascinandomi su di lei. Il mio viso raggiunse i suoi seni, si inebriò di quella morbidezza, le mie labbra passavano da un capezzolo all’altro sino a quando zia Rita cercò la mia bocca con la sua, la lingua oltrepassò l’arcata dentaria e cominciò a cercare ogni angolo del mio palato. Le mani corsero ai nostri sessi. Anche se avevo letto sui libri, mai avevo immaginato che una donna potesse bagnarsi tanto. Dalla sua vagina colavano liquidi che bagnavano financo le cosce. Mi insegnò a penetrarla non le dita e a titillare il clitoride.
– Così Marco, vai non ti fermare.
La sua mano continuava a segarmi e il mio cazzo che per un certo momento si era lievemente afflosciato riprese vigore. La masturbavo da venti minuti e non raggiungeva ancora l’orgasmo. Poi aprì le cosce e mi ordinò di cavalcarla. Ero inesperto, ma lei mi guidava, impugnò il cazzo e lo infilò nella sua fica spingendo in avanti il bacino. Era la prima volta che fottevo, ma riuscii ben presto ad adeguarmi al suo ritmo. Poi tirò fuori il cazzo dalla vagina e iniziò a strofinarlo sul clitoride.
-Da oggi in poi voglio essere la tua vacca, debbo rifarmi un po’. Sei una manna… godo, godo! dimmi che sono la tua troia, si la tua troiaaa
Uno scossone proprio forte e venne. In quel movimento la mia minchia scivolò di nuovo dentro, sentivo le sue vibrazioni che da sole mi portarono all’orgasmo.
– Bellooo zia, sublime.
- Si caro riempimi.
Le sue vibrazioni si affievolirono mentre lunghi schizzi di sborra la inondavano. Restammo a lungo immobili, ppi la zia si alzò,mi baciò sulle labbra e scomparve dicendomi:
- Grazie, amore, avrai una bella vacanza e sarai la mia gioia.
In una sola volta ottenni un corso accelerato di sesso.

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